Un progetto artistico senza precedenti
Il primo ciclo pittorico dedicato al capolavoro di Grazia Deledda.
Nove grandi opere che traducono in pittura l'universo narrativo del Nobel.
"È giunto il momento che anche il mondo della pittura
renda il dovuto omaggio a Grazia Deledda"
Questo progetto nasce da un'urgenza culturale: colmare un vuoto inspiegabile nella storia dell'arte italiana. Mai prima d'ora un artista si era fatto carico di interpretare pittoricamente un'intera opera di Grazia Deledda, prima e unica donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura.
Nel 2023, mentre rileggevo Canne al Vento, ho compreso che quelle pagine sono un manifesto d'identità: rituali ancestrali, dignità antica, storie di un popolo che resiste. Grazia Deledda ha descritto con immagini di potenza visiva straordinaria, vite disperse in una piccola isola al centro del Mediterraneo. Ha dimostrato che si può raggiungere l'eccellenza universale del Nobel proprio attraverso l'identità autentica di un popolo.
Ho scelto di creare opere che fossero una restituzione culturale, patrimonio di un intero popolo, non destinate a essere chiuse in collezioni private. Questo progetto nasce da una responsabilità più alta: restituire alla collettività ciò che appartiene alla sua identità più profonda.
Le nove tele rimarranno per sempre fruibili, come un corpus unico che testimonia un debito d'onore finalmente saldato.
Una trascrizione emotiva del romanzo
Ogni opera trae ispirazione da un passaggio specifico di Canne al Vento, trasformando la prosa poetica di Grazia Deledda in pittura tonalista. Non pure illustrazioni, ma interpretazioni emotive che catturano l'essenza profonda dei personaggi e delle atmosfere del romanzo.
Efix guardava silenzioso, immobile, con le mani nere e secche aggrappate all'orlo del panno; e pareva affacciarsi, già cadavere, dal mondo di là per contemplare un'ultima volta la felicità della sua padrona.
- Capitolo XVII
La donna alta che si affacciava agile al balcone agganciandosi i polsi della giacca nera a falde si chinò alquanto, coi folti capelli neri dorati splendenti intorno al viso pallido come due bande di raso.
- Capitolo II
Dopo l'accoglienza fredda di Noemi s'era sentito ciò che veramente era, straniero in mezzo a gente diversa da lui; ma adesso vedeva le zie servirlo premurose, il servo sorridergli come ad un bambino, le fanciulle guardarlo tenere ed avide, – sentiva la cantilena della fisarmonica, intravedeva le ombre danzanti al chiaro del fuoco, e s'immaginava che la sua vita dovesse trascorrere sempre cosí, fantastica e lieta.
- Capitolo XVII
Gli sembrava di veder ancora donna Lia, pallida e sottile come un giunco, affacciata al balcone, con gli occhi fissi in lontananza a spiare anch'essa cosa c'era di là, nel mondo. Così egli l'aveva veduta il giorno della fuga, immobile lassù, simile al pilota che esplora con lo sguardo il mistero del mare...
- Capitolo II
Lunghe muriccie in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati, avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte più melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendio selciate al centro di grossi macigni; pietre vulcaniche sparse qua e là dappertutto danno l'idea che un cataclisma abbia distrutto l'antica città e disperso gli abitanti.
- Capitolo II
Le voci si perdevano nel silenzio, le figure sfumavano nella luce: ed eccone una di donna sorgere accanto a un cespuglio: un'altra di uomo la raggiunge e le si accosta tanto che formano un'ombra sola. Efix sentí un brivido alla schiena, eppure staccò una margheritina, ne masticò lo stelo e guardò senza invidia Grixenda e Giacinto abbracciati. Dio li benedica e li avvolga sempre cosí, di sole e di luce.
- Capitolo V
Efix si fermò davanti a un portone attiguo a quello dell'antico cimitero. Erano quasi eguali, i due portoni, preceduti da tre gradini rotti invasi d'erba; ma mentre il portone dell'antico cimitero era sormontato appena da un'asse corrosa, quello delle tre dame aveva un arco in muratura e sull'architrave si notava l'avanzo di uno stemma: una testa di guerriero con l'elmo e un braccio armato di spada; il motto era: quis resistit hujas?
- Capitolo II
... ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; sí, la giornata dell'uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti.
- Capitolo I
Ed ecco dunque Efix di nuovo seduto al solito posto davanti alla capanna, sotto il ciglione glauco di canne. Il cielo è rosso, in alto sopra la collina bianca; passa il vento e le canne tremano e bisbigliano. «Efix rammenti, Efix rammenti? Sei andato, sei tornato, sei di nuovo in mezzo a noi come uno della nostra famiglia. Chi si piega e chi si spezza, chi resiste oggi ma si piegherà domani e posdomani si spezzerà.»
- Capitolo XVII
"Siamo Canne al Vento" nasce da un sogno e da un impegno personale: restituire a Grazia Deledda l'omaggio pittorico che merita, senza compromessi.
Questo progetto vive di luce propria, esiste perché qualcuno ha scelto di credere che la bellezza e la cultura meritino di essere raccontate, anche quando nessuno le commissiona.
Per custodire e condividere questo percorso ho realizzato il Volume d'Autore: un'opera editoriale che raccoglie i dipinti, gli studi preparatori e la storia di come tutto ha avuto inizio.
Ogni copia che trova casa diventa un piccolo atto di mecenatismo contemporaneo — un modo per dire "voglio che questo esista, voglio farne parte".
Se senti che questa storia parla anche a te, questo è il momento per diventarne parte facendone tua una copia.
Un'opera editoriale di pregio che documenta l'intero progetto. Ogni copia è numerata e impreziosita da uno schizzo originale realizzato a penna dall'artista, rendendo ogni esemplare unico e irripetibile.
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