Intervista al pittore Vanni Rocca
06 Novembre 2019

Di: Cristina Tangianu | SardegnLive

Mi sono imbattuta in un’opera, bellissima, di un pittore di 41 anni di Sennori. Ho voluto accendere la curiosità e ho deciso di conoscerne la sua storia che voglio oggi raccontarvi attraverso questa intervista.
Vanni Rocca, il suo nome, mi racconta che adora “lavorare con colori ad olio, prediligo dipingere sulla tela montata su un supporto rigido per evitare ogni minima oscillazione, mi piace avere il completo controllo della pennellata”.


Quale approccio suggerirebbe ai nostri lettori per ammirare le sue opere?

"Io credo che le opere d’arte non debbano essere ‘spiegate’, sono convinto che non sia necessario nessun how-to su come ammirare un dipinto nel modo corretto. Quando ci troviamo di fronte a un’opera d’arte essa può lasciarci indifferenti oppure può emozionarci al tal punto da credere di non poter più fare a meno di osservarla ed osservarla ancora.

Questa indissolubile connessione che in alcuni casi si manifesta tra opera e spettatore può essere talmente prorompente da attraversare il nostro vissuto arrivando fino al profondo del nostro animo. Essa si attiva a prescindere dalla chiave di lettura che può suggerire l’artista che ha creato l’opera. Mi vengono in mente due episodi che raccontano perfettamente questo modo di fruire le mie opere.

Il primo episodio risale appena a qualche giorno fa. Ho ricevuto un messaggio di ringraziamento che riportava: “Ogni volta che entro in casa rimango qualche secondo incantato ad ammirare il quadro che hai realizzato. Mi sembra di vedere in quell'opera il riassunto della mia vita. Una costante lotta per i miei obiettivi, sia quelli passati che quelli futuri”. Nonostante lui abbia acquistato il dipinto da circa un anno, ancora oggi trascorre del tempo a confrontarsi con esso a prescindere dai valori che io ho voluto racchiudere in quel dipinto.

Il secondo episodio che voglio raccontare risale allo scorso agosto, durante la mia ultima esposizione. A fine serata, una coppia di tedeschi entra nella sala in cui esponevo i miei dipinti, dopo aver concesso loro tutto il tempo di ammirare le opere esposte in completa tranquillità, mi sono avvicinato per sapere se avessero eventuali domande o curiosità. Purtroppo, non capivano l’italiano e tanto meno parlavano inglese, non riuscendo a comunicare lei prese un lembo della manica del suo maglioncino leggero e lo tirò su fino scoprire tutto l’avambraccio mostrandomi la pelle d’oca dovuta ai brividi che le procurava stare davanti al mio dipinto. Non fu necessaria alcuna parola, alcuna spiegazione"



Sul suo sito si legge che ha iniziato a dipingere nel 2017, a 39 anni, dopo una vita dedicata all’informatica. [...] Qual è stato per lei il suo rapporto con la pittura prima dei 39 anni?

"È esatto, ho iniziato tardi a dipingere, il mio rapporto con la pittura prima dei 39 anni lo definirei un rapporto di “incostante ammirazione”. C’è sempre stata una certa attrazione verso la pittura. Con Sabrina, mia moglie, abbiamo sempre amato andare a vedere gallerie e mostre d’arte ed acquistiamo di tanto in tanto qualche quadro che ci attrae particolarmente.

[...]

In ogni caso, prima del 2017 mai avrei pensato di poter realizzare delle opere mie.

Ma ad un certo punto succede un fatto estremamente curioso. Arriva il Natale e con esso il momento di scartare i regali. Mia moglie decide di regalarmi un set di pittura che comprendeva dei pennelli, dei colori e qualche tela. Io li per li mi sono anche “risentito” tanto da farle presente in modo polemico che aveva completamente sbagliato il regalo…ed invece ci aveva visto giusto. Qualche mese più tardi ho deciso di aprire quel set di pittura. Il mio percorso è iniziato in quel preciso momento."



La Sardegna è al centro dei suoi lavori. Attraverso la sua arte che messaggio vuole lanciare?

"Più che un messaggio è un raccontare me stesso, mostrare la mia personale visione della Sardegna che mi porto dentro.

Capita molto di frequente che quando ti allontani per diverso tempo da quest’isola, prendi coscienza dell’esistenza del fortissimo legame che hai con le questa terra. È successo anche a me durante gli anni vissuti a Roma.

Al mio rientro ho ceduto al bisogno di scoprire realmente la mia terra, non solo le sue coste incantevoli ma anche i suoi piccoli paesi, le sue foreste, i suoi deserti i suoi percorsi impervi e le sue molteplici e secolari tradizioni. Nutro un amore viscerale per la Sardegna e quando ti innamori di qualcuno o di qualcosa hai estremo bisogno di raccontarla, di farla conoscere di parlare di lei. Ecco, questo è ciò che mi spinge a dipingere la Sardegna, un estremo amore, un estremo bisogno di portare la sua bellezza così come la sento."



Come sceglie i suoi soggetti?

"I soggetti che scelgo sono soggetti che racchiudono emozioni ben specifiche che mi permettano di sviluppare e raccontare tematiche che mi stanno molto a cuore.

Fin da piccolo ho partecipato alle processioni in abito tradizionale e ancora oggi mi porto dentro l’orgoglio e la fierezza di vestire una delle più identitarie tradizioni del mio popolo. I dipinti della serie “Tradizione Sarda” mi piace raccontare la fierezza delle persone che vestono gli abiti dalla nostra terra.

Nella serie “Maschere Sarde” i soggetti raccontano stati d’animo. La paura mista a curiosità e mistero che evocano i Mamuthones durante le loro uscite nei freddi giorni invernali illuminati de maestosi fuochi. Il senso di ammirazione e incertezza che suscita la figura de su Componidori con il viso coperto da una maschera dall’aspetto divino.

In ogni caso dipingo solo soggetti che mi emozionano profondamente"



C'è un’opera di cui vai particolarmente fiero?

"E' estremamente difficile per me fare una scelta tra tutte le mie opere, sicuramente esiste un piccolo gruppo di opere per le quali nutro un forte legame.

In questa élite di opere trova posto “S’aggabadora” perché è stato il primo dipinto realizzato in estemporanea. Oltre all’ottimo inaspettato risultato è stato un momento di condivisione artistica molto stimolante con l’incontro ed il confronto con artisti che fino a quel momento conoscevo solo di fame.

Altro dipinto a cui sono legato è “The Fighter” attualmente presente sul mio sito www.vannirocca.it, primo dipinto a presentare le caratteristiche identificative del mio stile ormai riconoscibile agli addetti ai lavori che si distingue per la pennellata larga ma fluida e decisa, forte espressività dell’opera ed una pittura essenziale.

Non posso non citare il mio primo dipinto in assoluto, nel 2017, un pezzo assolutamente improponibile. Ora ogni volta che mi ricapita tra le mani, dopo averne constatato per l’ennesima volta la bruttezza ad un secondo sguardo mi mostra tutti i miglioramenti ottenuti in questi due anni.

Infine, il dipinto che tra tutti preferisco è un dipinto terminato lo scorso mese e che presenterò nel 2020 in anteprima agli iscritti alla mia newsletter. E’ il primo della nuova serie alla quale mi sto dedicando in questo periodo: “Volti di Sardegna” dedicata alle personalità che hanno contribuito a far conoscere al mondo la mia terra."



Leggi l'intervista su Sardegna Live

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